iTalentJob: come si rendono più competitivi i giovani italiani

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“Questa settimana ho intervistato Tommaso Lucentini, co-fondatore di iTalentJob (nella foto in basso). La startup si occupa di offrire servizi ai giovani che vogliano trovare lavoro attraverso lo sviluppo di soft skills e abilità trasversali a tutte le professioni.”

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Lucentini, fondatore di iTalentJob

“A che punto siete dello sviluppo della venture? Quali sono le vostre prospettive future?

Abbiamo suscitato l’interesse di un paio di organizzazioni pubbliche e investitori privati italiani.Siamo in piena fase di revisione dei processi gestionali; abbiamo leggermente allargato il team per migliorare e rivedere la nostra struttura di costi e di fornitura servizi. Il nostro obiettivo è quello di testare ulteriormente i nostri prodotti e raccogliere ulteriori feedback. Contiamo di uscire dalla beta ed essere pronti fra 6 mesi al lancio ufficiale.

 

 

Il servizio di iTalent Job lavora molto sulla presentazione digitale del candidato, andando a rafforzarne il profilo di fronte ad un possibile selezionatore. Pensate che nei giovani italiani vi sia già un buon livello di partenza o ci sia confusione? Quali sono le principali criticità che riscontrate in tal senso?

Nonostante la maggioranza abbia un profilo sui principali social network, quasi nessuno li utilizza in ottica di ricerca lavorativa. Molti giovani inoltre trascurano la questione privacy. Cercando il loro nome su Google è più facile incappare in foto dove hanno una bevanda alcolica in mano – o peggio – che avere riscontri professionali o semplicemente più sobri. Non a caso le ultime ricerche di Adecco segnalano che il 25% dei selezionatori dichiarano di aver escluso dalle selezioni i candidati per via di contenuti trovati online. Ciò che manca è la consapevolezza delle potenzialità del digitale e dell’importanza delle informazioni (trovate o non trovate) sul proprio conto, che è al giorno d’oggi una metaforica stretta di mano che avviene prima di incontro fisico.

Si parla sempre più spesso di soft skills, ossia di competenze sviluppate in un contesto informale e trasversali a tacitamente qualunque occupazione e situazione relazionale. Qual è il loro peso, a tuo giudizio, nel mercato di oggi?

Il loro peso é fondamentale. Quasi la totalità dei neolaureati in Italia non ha un esperienza lavorativa al termina il percorso formativo e ciò che li distingue è soltanto il voto di laurea e il tempo impiegato ad ottenerla. Inoltre un neolaureato non sempre viene messo in condizioni di poterle far crescere a dovere e si trova spiazzato in un mondo nuovo, vasto e per certi versi ostile. Il nostro compito in questo senso è prepararlo per far si che il mondo del lavoro diventi piacevole e familiare.

di Andrea Latino”

 

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